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LUGLIO 2002
VERSO “NUOVI
CIELI E NUOVE TERRE“
Quaranta
sono stati i giorni reali nella terra boliviana
ed io ho continuato ad essere missionaria camminatrice, cercando
sempre più il mio Dio; a sentirmi povera, felice, fragile,
inquieta, disarmata, piccola, ma Chiesa. Mi sono sentita amata
da Dio e dagli uomini, al punto da sorprendermi nell’esclamare
continuamente: “che cosa è l’uomo perché
ti ricordi di lui, il figlio dell’uomo perché
tu ne abbia cura?"
Oggi
posso riaffermare che la piena maturità cristiana,
l’unzione della nostra vita avviene quando evangelizziamo
i poveri come fece Cristo.
Giungendo a Santa Cruz, ho avuto la sensazione di lasciare
alle spalle una vita dinamica e frenetica ed essere assorbita
d’improvviso da un’immensa pace e silenzio; ho
avvertito il cinguettio di uccelli dai colori meravigliosi,
l’abbaiare dei cani, il tubare dei colombi… il
sibilare del vento e il volteggiare della polvere, il sole
cocente e la pioggia umile e silenziosa.
Lungo le strade la gente mesta e compassionevole saluta e
chiede pietà; un popolo bruciato dal sole, capelli
che danzano al vento, senza volto, baracche senza porte e
senza finestre, un popolo senza terra e senza casa ma che
ha nel cuore la speranza e la gloria del Signore che ama e
protegge.
Ho
colto che cosa il popolo boliviano pensi di noi… Condividendo
e attingendo alla loro ricca tradizione e ai riti religiosi:
il saluto, il corteo, le danze, le feste, le celebrazioni,
ho percepito che i religiosi sono per loro: “ ….Avete
lasciato la vostra terra , le vostre famiglie per seguire
Dio che vi attende qui a Santa Cruz…. siete per noi
padre e madre".
Ho avuto modo di incontrare molti volontari: religiosi e
laici impegnati con un cuore semplice, ricco d’allegria
e pronto a donare cercando l’ultimo, il misero, l’escluso….
Santa Cruz è un paese di contrasti. La natura è
affascinante ricca di verde, di alberi caratteristici.
Al
centro della città la differenza tra ricchi e poveri
è evidente: da una parte si trovano quartieri eleganti
con ville, giardini, alberi pregiati e servitù –
dall’altra “i poveri più ricchi“
con casette prefabbricate di una o due stanze in cui vivono
anche otto, dieci persone, dotate di acqua ed elettricità.
I tantissimi , “I POVERI TRA I POVERI“ non hanno
nulla – vivono in baracche con lamiere, plastica, cartoni….
Non hanno acqua, nè luce, predomina la sporcizia e
una squallida miseria. La vita in questi posti è breve,
la gente sembra segnata e flagellata dalla storia, dal clima,
dalla catastrofe dalle malattie.

Auguro a tutti coloro che leggeranno queste confidenze di
incontrare la grandezza di Dio nei piccoli e nei poveri e
continuare a vivere la vita nella lode e nel ringraziamento.
Suor Angela Viscanti
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