E’ un luogo
sacro per tutta la famiglia Rogazionista, perché,
anche se sono già passati tanti anni dalla morte
del loro padre spirituale, recarvisi spesso è come
sentire e pregustare la sua continua presenza.
Tutto ancora parla di lui.
Le Figlie del Divino Zelo amano tanto questo luogo.
Ci sono ancora tanti suoi ricordi e soprattutto la culla
che il cinque luglio del 1881 lo accolse tenero bambino e
il letto dove il primo giugno del 1927 raccolse il suo ultimo
respiro. Il suo spirito aleggia nel silenzio della contrada
e tutto spinge e invita al raccoglimento e alla contemplazione…
E’ come se il cuore del loro Padre fosse sempre presente
e quindi sempre pronto ad accogliere tutti. I figli e le figlie
non tralasciano occasioni per raccogliersi in preghiera guidati
dal suo spirito.
Nella
ricorrenza del centocinquantesimo della sua nascita
il cuore di Padre Annibale, chiuso in un reliquiario,
ha visitato tutte le case della Congregazione delle
Figlie del Divino Zelo e dei Rogazionisti.
Le due soste, nella Chiesa di S. Maria dello Spirito
Santo prima, e in Contrada Guardia, dove il suo cuore,
come già detto, alle ore sei e trenta del primo
giugno dell’anno 1927, ha cessato fisicamente
di battere, sono servite a dare un nuovo slancio, non
solo alle due Congregazioni ma anche a quanti lo invocano
come padre, come amico, come protettore.
Foto 1: Chiesa Spirito Santo
a Messina
Foto 2: Contrada Guardia
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A perenne memoria della sua presenza il grande monumento
a Padre Annibale, posto nella piazzetta del Santuario della
Madonna della Guardia, sembra attendere i suoi figli spirituali,
i bambini che ha tanto amato, i poveri per i quali si è
fatto mendicante e qualsiasi tipo di visitatore perché
trovino conforto, serenità e speranza.
Una giovane Figlia del Divino Zelo, da una sintesi di ricerche,
dopo il commosso impatto della sua prima visita in questi
luoghi sacri di spiritualità, esprime così gli
ultimi 22 giorni di vita di Padre Annibale.
Hai accettato, Padre
mio,
di spirare in questo luogo:
lontano dalla tua Messina, fuori
dal tuo Quartiere, nella solitudine
della campagna.
Per questo io trovo qui la mia
Casa paterna, dove posso incontrarti,
parlarti e così rivivere gli ultimi giorni
della tua esistenza, fino alla consumazione.
Sento quasi ancora in questa
Stanza il tuo respiro, avverto il tuo
Anelito a Dio sommamente amato
nella bruciante carità verso il
prossimo e mi commuove la tua
sublime paternità per la quale mi
chiami “Figlia“.
Il Padre è consumato! L’abbandono in Dio gli
dona la serenità e la pace dell’incontro con
Cristo anche nella malattia. La sua salute è stata
divisa fra i poveri e gli orfani: dono di Cristo, pane per
gli infelici. Una pleurite lo coglie nell’ottobre del
1924 a Roma, mentre attende all’acquisto dei locali
per una nuova casa. Per quaranta giorni è costretto
a letto.
Nel dicembre torna a Messina, si regge in piedi ancora due
anni, ma il miglioramento è relativo e, a brevi pause,
succedono giorni di sofferenza.
Ai primi del 1927 si ritira nel Monastero dello Spirito Santo,
travagliato da grande insonnia ed affanno con mancanza di
respiro. Il 15 marzo, dopo aver passato una notte assai agitata,
desidera ricevere l’estrema Unzione, che gli viene amministrata
da un figlio di San Camillo, Padre Ernesto Fochesato.
Il giorno di Pasqua, 17 aprile, tenta di celebrare la Santa
Messa, ma non gli è possibile. Si toglie dal cuore
ogni speranza di poter più celebrare. I medici in un
estremo tentativo di ridare un po’ di forza al suo corpo
stremato, gli consigliano il riposo nella silenziosa Casa
della Guardia, avendo il medico ed alcuni confratelli sempre
vicini. Qui sembra in qualche modo risollevarsi dall’abbattimento
normale, e si spera con maggiore ansia nella sua ripresa,
ma il male opera occultamente, i momenti di apparente miglioria
si alternano con il peggioramento. Mercoledì, primo
giugno, alle ore 6,30 del mattino, Padre Annibale, dopo aver
contemplato la beatifica visione della Madonna Bambina, attorniato
dai suoi figli spiriuali in preghiera per lui, lascia questo
mondo per andare a godere la beatifica visione.