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Io l’amo
i miei bambini; ei per me sono
Il più caro ideal della mia vita,
Li strappai dall’oblio, dall’abbandono,
Spinto nel cor da una speranza ardita.
Fiorellini d’Italia, appena
nati,
Era aperto l’abisso a divorarli,
Non era sguardo d’occhi innamorati
Che potesse un istante sol bearli.
Pargoletti dispersi in sul cammino,
Senza amor, senza brio, senza sorrisi,
Ahimè !, quale avvenir, quale destino
Li avrìa, nel torchio del dolor,
conquisi !
Perle deterse le bambine mie,
Le raccolsi nel loto ad una ad una,
Quasi conchiglie in mezzo delle vie;
Oggi avviate a civil fortuna.
Mi chiaman Padre: sulle loro chiome
Del Ministro di Dio la man si posa;
Chiamano Madre, e a così dolce nome,
Risponde del Signor la casta Sposa.
Perché non manchi a queste
mense il pane
O’ gelato , ò sudato…
- oh, ecco intanto
Quest’oggi il vitto, o figli miei;
dimane
Ci penserà quel Dio che vi ama tanto
!
Spesso ò battuto a ferree
porte invano ;
Atroce è stata la sentenza mia:
- Via di qua l’importuno, egli è
un insano,
Sconti la pena della sua follia ! -
O miei bambini, un dì verrà
che voi
Saprete il mio martirio e l’amor mio,
Che più non ama il padre i nati suoi,
Che per voi scongiurai gli uomini e Dio
!
Beato Annibale Di Francia |